Liliana Farronato

INTERVISTA A LILIANA FARRONATO

La tua filosofia: quando e perché hai iniziato a correre? 

Ho iniziato a correre nel 2005 perché in palestra mi annoiavo troppo. Fino ad allora avevo sempre pensato che io e la corsa fossimo due cose avulse: odiavo correre persino quei pochi minuti di tapis roulant necessari per il riscaldamento….Poi in palestra, nei miei orari, arrivarono il pilates e la posturale e a me non rimase che provare a uscire e correre: il primo obiettivo fu il giro dei Ponti – da Ponte Risorgimento a Ponte Milvio – tutto di corsa….impiegai due mesi prima di riuscire a non fermarmi mai per camminare…e così ho scoperto il fascino di questo sport….

Cosa rappresenta per te il running?

La corsa è diventata la mia pausa di riflessione nel volgere convulso degli impegni giornalieri, l’occasione per lasciare andare i pensieri liberamente al ritmo del cuore e del respiro; per lasciare a terra ad ogni passo i pensieri e i sentimenti negativi e caricarmi di positività recuperando fiducia e speranza.

Cosa trovi di particolare negli Orange della Running Evolution?

Mi piace quella forte sensazione di essere gruppo che insieme collabora per obiettivi comuni: per la riuscita della gara sociale (“CorriColonna”); per vincere i premi di società; per distinguerci in ogni iniziativa come la gestione del secondo ristoro della Roma-Ostia. E poi mi piace per l’allegria di ogni occasione di ritrovo: sotto il gazebo, ai pranzi sociali, nelle riunioni e anche nelle gare dove la competitività diventa occasione per migliorarsi e per dare un senso alla fatica.

Il piacere della fatica: quante maratone e ultra hai corso?

Dalla mia prima maratona a Roma nel 2007 ad oggi (maggio 2018) ho corso n. 116 tra maratone e ultra maratone, di cui cinque passatori (dal 2012 al 2016) di cui vado particolarmente fiera.

Tra queste, quali ti sono rimaste nel cuore e perché?

Innanzitutto Atene, che avrei voluto correre come mia prima maratona in quel lontano 2007 ma Atene si corre a Novembre e, prima, a marzo c’era Roma, per me la maratona di casa. Atene regala il brivido di correre sulle strade dove la maratona è nata; di sentirsi sulle orme di Filippide, il soldato atleta che dopo la fatica della battaglia di Maratona corse fino ad Atene ad annunciare la vittoria e, infine, di calcare la pista nera del Panathinaiko dove ancora si respira la leggendaria vittoria alle olimpiadi 2004 di Stefano Baldini.E poi porto nel cuore la maratona di Reggio Emilia dove, grazie all’organizzazione, ho corso la mia maratona n. 100 con il pettorale n. 100.

La 100 km del “passatore”: cosa si prova a farla e, specialmente, come si fa a prepararla?

Concludere il Passatore regala un senso di onnipotenza e di fiducia in se stessi che poi si riverbera positivamente nella vita quotidiana per cui nessuna difficoltà appare più insormontabile e si acquista la fiducia di poter risolvere qualsiasi problema. Il Passatore va preparato innanzitutto cominciando a sognarlo perché come dico sempre: ogni impresa per essere realizzata deve, prima, essere voluta e sognata come possibile. E, se non si hanno obiettivi cronometrici, si prepara con almeno due lavoretti a settimana (uno di ripetute e uno di salite) e con almeno una maratona ogni due settimane evitando di correre chilometri inutili perché la corsa è allegria e divertimento e non un secondo lavoro. Ho corso 5 Passatori ad una media di 12 ore, stando bene e divertendomi: perciò il mio metodo funziona!!

Potendo dare un consiglio ad un podista, quali maratone dovrebbe correre almeno una volta nella sua carriera?

Tutte quelle che vuole perché ogni maratona ha un suo fascino. Se però si cerca il pubblico plaudente allora consiglio la meravigliosa Valencia; se si mira alla velocità del percorso: Berlino; se si cerca il fascino della storia e dei monumenti: la nostra Roma; se si cerca la fatica delle salite in un percorso collinare quasi ciclistico fino al mare  allora non si può perdere Colle Marathon da Barchi a Fano nelle Marche; infine, Atene che è la storia della maratona e ogni maratoneta dovrebbe correrla almeno una volta

Che consigli daresti sulla corsa (allenamenti, gare, alimentazione, riposo) a chi sta iniziando a praticare questo sport?

Il primo obiettivo è cercare di correre, a sensazione, un’ora consecutiva cominciando con l’alternare sempre corsa e camminata di recupero. Ulteriore obiettivo è, in quell’oretta di corsa continua, cercare di aumentare la distanza migliorando la velocità e a tal fine, è sufficiente alternare tratti di corsa più veloce a tratti di corsa più tranquilla di recupero. Il fartlek a sensazione (cioè le variazioni di velocità e di pendenza) è un ottimo metodo di allenamento che consente di raggiungere obiettivi cronometrici significativi. In particolare, ho verificato l’efficacia delle salite per migliorare velocità e resistenza nella corsa. Invece, i lavori di ripetute soprattutto in pista dovrebbero essere svolti sotto la giuda di un allenatore per essere ben tarati alle proprie capacità altrimenti il rischio di infortuni è dietro l’angolo. Per l’alimentazione l’importante è non illudersi che, correndo, si possa esagerare con le quantità perché non è assolutamente così: un’oretta di corsa a ritmi blandi comporta un consumo di  poco più di 600 calorie, cioè una pizza margherita o una carbonara o una porzione abbondante di dolce ma non certo un pasto pantagruelico!!!

Raccontaci un paio di aneddoti divertenti su una gara sulla lunga distanza

All’inizio correvo le lunghe distanze a sensazione addirittura senza orologio. Alla night Marathon di Jesolo era notte fonda e non vedevo l’ora (letteralmente !!!) di arrivare. Mi raggiunse alle spalle un gruppo di podisti – quelli che poi sono diventati i miei “amici modenesi” e che da allora rallegrano la mia vita podistica – cui feci la domanda ormai famosa “Ragazzi scusate ma da quanto tempo stiamo correndo?” Ancora ridiamo al ricordo di quella che a loro sembrò una podista decisamente sprovveduta !!! Altro aneddoto alla 50 km di Romagna nel 2013 quando negli ultimi km mi diverto a cercare di sorpassare chi mi precede: superai al trotto allegrotto Luca Casadei palesemente vittima dei crampi con una frase divenuta famosa e che nelle mie intenzioni voleva essere un incoraggiamento: “Luca, che vuoi fare? tu hai i crampi: io invece sto benissimo!!!”. Io intendevo dire che se lo sorpassavo era solo perché avevo la fortuna di essere indenne dai crampi ma la mia buona fede è rimasta non creduta!!
Merita poi di essere raccontato il primo Passatore di Amedeo Sargolini nel 2013 quando io mi offrii di correrlo insieme a lui: lungo la salita che portava alla Colla, lui osò contestare che il Passatore Stefano Pelloni avesse veramente calcato quella strada così impervia: secondo lui sicuramente aveva seguito sentieri più agili e veloci…e già questo mettere in dubbio quello che per me è un sacro dogma mi aveva infastidito…quando poi in cima alla Colla a metà gara,  osò bere di malavoglia quello che è il “sacro brodo caldo” dei ristori del Passatore, il toccasana miracoloso che aiuta e rinfranca il centista fino a Faenza, allora a fronte di cotanta sfrontatezza nel discutere miti intoccabili, lo abbandonai ai suoi problemi intestinali con la famosa frase “ti aspetto a Faenza: sbrigati!!!” che ancora mi viene (giustamente) rinfacciata. Gli aneddoti più inspiegabili sulle lunghe distanze rimangono comunque le “risurrezioni”: capita, oltre un certo kilometraggio, di superare persone che sembrano ormai senza forze, che si trascinano, che secondo te a breve si ritireranno e che invece più tardi sul finale ti sorpassano pimpanti come se fossero appena partiti e magari arrivano moooooltoooo prima di te….misteri!!! ultra misteri!!!

Fare il pacer, dolori o anche gioia?

Ho fatto il pacer ormai davvero tante volte: alle maratone di Roma, Rimini, Ravenna, Reggio Emilia e in varie mezze maratone…il pacer è una pesante responsabilità: bisogna mantenere un passo costante verificando continuamente l’andatura e nello stesso tempo  bisogna riuscire a incoraggiare, rallegrare e consigliare gli atleti che hanno deciso di seguirti … cercando di distrarre i propri seguaci dal cronometro e dalla fatica…. Bisogna saper dare fiducia a quelli che sono troppo prudenti incoraggiandoli a precederti ma bisogna anche con delicatezza “salvare” la gara di quelli troppo avventati ….Il pacer è “sotto esame”: fallire l’obiettivo significa deludere le aspettative di chi confidava in te e dell’organizzazione ….tanto impegno e il peso di tanta responsabilità sono però ripagati dalla gioia e dalla gratitudine di chi con te ha potuto realizzare obiettivi cronometri impensati; inoltre, dalla solidarietà del risultato condiviso nascono amicizie profonde che rimangono vive superando la distanza fisica…
Quando faccio il pacer, l’unica nota per me dolente è nei km finali quando molti atleti superati dai pacer con un tempo che pensavano di lasciarsi alle spalle, si scoraggiano definitivamente …. Sono gli atleti che al traguardo ti dicono che quando li hai superati hanno perso ogni forza residua e addirittura hanno cominciato a camminare….
“la nostra testa è già lì che aspetta le gambe  al traguardo”, “questa salita, dall’altra parte, è una discesa” ,”in discesa pure i cocomeri” “un passo dietro l’altro ed si arriva dovunque” sono i miei più frequenti incoraggiamenti da pacer….

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