Ex Arcadia (ovvero pirati nello spazio)

L’Arcadia è il vascello di Capitan Harlock. Costruita da Tochiro Oyama, alla morte il suo spirito si è trasferito all’interno del computer centrale animandola quando necessario, quale IA ante litteram. Da questa nave, il nostro “ribelle” combatte, prima di tutto, contro l’apatia dell’umanità che, nel 2977, vive in uno stato di perenne indifferenza rispetto a quello che accade nel mondo e intorno a esso.

La nostra Arcadia è il Gazebo. Non ha il jolly roger come bandiera, ma è come se l’avesse. Da questa “postazione”, ogni gara, i pirati si lanciano, nel proprio spazio, alla conquista di un piccolo momento di differenza rispetto all’apatia domenicale.

Non ho visto alcuna mazoniana per strada o, forse, non ci ho fatto caso. Ho visto, però, tanta gente con gli occhi spenti, ma con un pensiero visibile: “Cosa fanno questi qui?”. Li vedi e li senti, questi pensieri, in specie, durante la Maratona di Roma.

Pure con la partenza – mettiamo – alla 4 della mattina, troveresti sempre qualcuno incazzato al quale stiamo guastando non-si-sa-cosa del suo vivere ordinato. Come se la città fosse la sua e noi si fosse degli stravaganti intrusi. Pago le tasse anch’io, cosa credi? E, per giunta, pure l’iscrizione.

In realtà, non roviniamo nulla, casomai diamo un “senso” diverso ad un contesto ordinario.

Facciamo, semplicemente, qualcosa di non pienamente comprensibile (in calzoncini e canotta, oltretutto!) e questo ci rende, in qualche misura, se non pericolosi quantomeno molesti.

Dovrebbe prevalere la tolleranza, concetto di cui, in teoria, tutti si dicono osservanti, se non addirittura promotori.

Realizziamo qualcosa di incomprensibile ma, in fin dei conti, nulla di male. Invece no. Con il nostro passaggio – alle 4,30 della mattina – impediamo, per qualche manciata di minuti, l’attraversamento pedonale per poter andare a comprare i cornetti per la colazione.

Per cui facciamo qualcosa di male. Impediamo il corretto svolgimento dell’egoismo altrui.

Come pirati, sciamiamo dal nostro Gazebo. All’attacco dell’egoismo.

Alla fine, come ricorderete, Harlock ha vinto la sua battaglia.

Poi è andato a correre nello spazio.

ex Arcadia “Ego”. Currere per spatium non curans de illis

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