Le scarpette dei dinosauri

Basta che nasce una novità e tutti la vogliono. Avete visto anche voi quelle scarpette da corsa con le appendici modello testa di pterodattilo, ossia con le “piastre” in carbonio.

Vi informo che c’è, con tutta probabilità, un evidente malinteso. Che un atleta di fama mondiale (cioè il solito keniano di 35 kg di peso che corre la maratona a 3min/km) possa sperimentare delle calzature pensate per la sua “fame” di prestazione (lui mette realmente insieme il pranzo e la cena) è una cosa. Che una massa indistinta, ma ben assortita, di tapascioni creda che la tecnica gli cambi la vita è davvero un enorme errore di prospettiva.

Insomma, pare che senza piastra in carbonio siamo relegati alla serie “B” del podismo. Ebbene, nonostante questa innovazione, non è che si guadagna gran che e, di certo, non vinciamo nulla lo stesso. Però, vuoi mettere sembrare come quelli bravi. Spiace dirlo, ma la sostanza è tutta qui.

Le poche mollichette di potenza in più (quanto a resa) non solo non compensano i costi, ma non è neppure certo che vi siano altri vantaggi sostanziosi. Tranne, per l’appunto, quello di “sembrare” migliori degli altri. Purtroppo, se questa moda continuerà, si tornerà inevitabilmente al punto di partenza: con tutti “carbonati”, le prestazioni – qualora ciò fosse sicuro nel range medio-basso – torneranno le stesse di prima, all’insegna del “tutti in vantaggio, nessuno in vantaggio”. Oltre che fessi, dunque, pure stupidi.

A onor del vero, vedo, al momento, un solo vantaggio. Quello che va sotto la dizione di “effetto placebo”. Ho comprato una scarpa la cui soluzione tecnologica mi assicura di correre più forte senza che (quasi) debba fare alcunché. Dato che la scienza non si discute, finché ci credo, l’effetto benefico potrebbe anche generarsi da questa convinzione. Non solo “volere” ma anche “credere” è potere. Sicché il nostro compagno di squadra (o un qualsiasi altro nostro competitor) con il quale si arrivava appaiati ora, senza le nostre scarpe, non può giocarsi l’ultimo metro con noi ed è destinato a finire dietro.

Questa convinzione (realmente infondata) genera un “atteggiamento” del nostro organismo che produrrà del “di più” che finiremo per attribuire all’effetto taumaturgico delle dinosaure. Una mattina, però, ci sveglieremo e constateremo che il nostro compagno (debitamente allenato) ci surclasserà anche con indosso le mitiche Mecap tirate fuori dalla naftalina.

Con la caduta sul nostro pianeta di una meteora, i dinosauri si sono estinti. Con buona pace delle scarpette che indossavano in quel momento.

[In foto: uno degli ultimi modelli con piastra in carbonio]

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