Rum, Rum, Rumblee …

Una gara dal sapore onomatopeico. Rumore di roba che rotola, inerpicandosi su Colle Oppio. Quando la salita non è più “amica” ma si arranca vuol dire che siamo ad un passo dall’essere rottamati. E ben ci sta. Poiché non è dato correre con efficacia per il podista che non si allena il giusto. Giusto, ma poi… la vita è ingiusta e ci costringe a scegliere la via più facile.

Facile? E’ davvero una parola senza alcun senso. Nel senso che mi sarebbe piaciuto correre la RUM (Roma Urbs Mundi), con l’elasticità di colui che è in grado – se volesse – di scalare marcia ed accelerare, ovvero mettere la quinta e non preoccuparsi di nulla, se non di guardare le bellezze. Bellezze che avete visto tutti: quelle della nostra città e quelle – a chi piacciono – delle nostre “colleghe” podiste. Ruumblee.

Rumble – in Riot Game –  è un giovane inventore con un certo caratterino. Utilizzando solo le sue mani e un cumulo di rottami, l’energico yordle ha costruito un colossale mech dotato di un arsenale di arpioni elettrificati e razzi incendiari. Anche se alcuni deridono le sue creazioni, Rumble non se ne cura: dopotutto, lui ha un lanciafiamme dalla sua. Proprio il lanciafiamme mi mancava, per questa gara.

Gara che è stata bellissima, fino al km 8 poi, ogni giuntura ha dato segni di squilibrio. Però, non darlo a vedere è già stata una bella impresa. Come si conviene, impresa condivisa. Con il Comandante – in crisi pressoria – per la prima metà abbiamo parlato del più e del meno. Poi, meno del meno, fine delle parole, segno che si versava in evidente affanno. Ma il Pacer non demorde e lasciato indietro arriva solo pochi minuti dopo il sottoscritto e già ci pregustavamo una bella spaghettata, innaffiata da birra più che abbondante. Ragione in più per non  mollare.

Inutile recriminare sul disastro annunciato. Andiamo avanti lo stesso. La RUM resta una gara molto bella, organizzata ottimamente (dalla mia squadra), che parte presto ed arriva presto, che ti fa vedere qualche pezzo della Roma che i turisti possono solo sognare. E, noi, ci corriamo dentro. E solo questo importa.

Un pensiero a Luciano, intravisto a “guidare” il primo; Paoletto sul mezzo-scopa (con qualche rammarico…), Maria Laura in gran spolvero, Ignazio che mi ha menzionato, Enzino al deposito borse e …

Siamo tutti angeli, con le ali robotiche.

[Colonna sonora: Paul Lock, Just a Dream (Max Steel Deep Disco Remix); Sum 41, Baby You Don’t Wanna Know; Costa Mee, Hold Me Tight (Original Mix); Blink 182, I Miss You (Max Steel Hard Mix); Paul Lock, All Night (Pete Bellis Tribute); Costa Mee, Around This World (Nikko Culture Remix); Nikko Culture (feat Giulia Mihai), Dream of You (The Max Steel Dream Remix)]

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